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Fisco, scoperta evasione miliardaria: perquisizioni in tutta Italia, 62 indagati

Riportiamo la notizia perche' sono coinvolte anche cooperative di portierato e vigilanza privata.

Fonte La Repubblica.it 

ROMA - Militari della Guardia di Finanza hanno eseguito in tutta Italia decine di perquisizioni e sequestri preventivi di beni per centinaia di milioni di euro (immobili, aziende e rapporti finanziari) nell'ambito di un'inchiesta che avrebbe portato alla luce un'evasione fiscale miliardaria.

Sotto accusa c'è il consorzio di cooperative Gesconet di Pierino Tulli e il suo braccio destro Maurizio Ladaga, che opera nei settori del trasporto, del facchinaggio, delle pulizie e della vigilanza privata. I reati contestati agli indagati vanno dall'associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, alla bancarotta fraudolenta, al riciclaggio.

L'operazione, denominata "Miliardo", è lo sbocco di una 'inchiesta' della task force anti-frode dell'Agenzia delle Entrate ed ha visto impegnati oltre settanta finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria e reparti della guardia di finanza, che dalle prime ore di questa mattina hanno svolto numerose perquisizioni locali e domiciliari in Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto e Sardegna, finalizzate a individuare e sottoporre a vincolo cautelare circa novanta immobili tra uffici, unità residenziali ed opifici, due aziende, nonché numerosi mandati fiduciari e oltre cento rapporti bancari. L'inchiesta penale, nella quale figurano 62 indagati, è diretta dal procuratore aggiunto di Roma, Nello Rossa, con i sostituti procuratori Filippi e Davinola. I provvedimenti di sequestro preventivo sono stati firmati dal gip Valerio Savio. 

Le indagini, condotte per oltre due anni dalle Fiamme Gialle attraverso complesse analisi documentali, intercettazioni telefoniche, pedinamenti e testimonianze, avrebbero consentito di accertare che le organizzazioni individuate risultavano specializzate nella sistematica evasione della riscossione di debiti tributari, mediante l'utilizzo di circa 250 società consortili e cooperative, operanti nei settori del trasporto, facchinaggio, pulizie e vigilanza privata. 

L'attività illecita avrebbe provocato, nel corso degli anni, un danno allo Stato pari a oltre 1,7 miliardi di euro, come sarebbe stato riscontrato anche dalle numerose verifiche fiscali effettuate dai competenti uffici dell'Agenzia delle Entrate. Soldi drenati dal fisco e poi, secondo l'accusa, mandati in Lussemburgo e San Marino attraverso una serie di "camminatori" muniti di valigette, per poi esseri riutilizzati nel settore immobiliare.

In particolare, sistema di evasione fiscale si sarebbe prevalentemente fondato sull'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Secondo l'accusa, ci sarebbe stata una contabilità riservata e parallela, utilizzata dagli indagati per pagare funzionari delle pubbliche amministrazioni, sottraendo il denaro alle cooperative. I soldi a questi ultimi sarebbero stati pagati tra il 2010 e il 2012.

Il meccanismo della frode - Secondo il servizio anti-frode dell'Agenzia dellle entrate, il raggiro si basava su un meccanismo a più livelli, il 'classico' schema noto agli esperti come "interposizione reale". In questo caso, il portafoglio clienti era interamente gestito da Gesconet, che si occupava della ricerca dei clienti e dei rapporti commerciali con gli stessi; una volta acquisito il cliente, anziché assegnare la commessa direttamente a cooperative consorziate, Gesconet l'assegnava a due consorzi "filtro", i quali provvedevano poi ad assegnare formalmente le commesse a cooperative a loro consorziate. In pratica, dal punto di vista prettamente fiscale, il sistema prevedeva che con un normale ciclo di fatturazione infragruppo, l'Iva pagata dai committenti al consorzio, transitando per i consorzi filtro, confluisse  nei conti correnti delle cooperative "operative".

Queste ultime, sostenendo quasi esclusivamente costi per il personale, che non comportano il diritto alla detrazione dell'Iva, avrebbero dovuto versare all'Erario Iva per importi pressoché pari al 100% di quella ricevuta. L'Agenzia ha invece rilevato che tutte le cooperative non versavano l'Iva, o perché si limitavano a non versarla, o perché la compensavano o con Iva generata da fatture false o comunque con crediti inesistenti. L'Iva non versata all'Erario veniva prelevata in contanti dai conti correnti bancari delle cooperative dai cosiddetti "spalloni". Questo sistema di scatole vuote, intestato fra l'altro a prestanome, non consentiva di arrivare a concreti recuperi d'imposta.

La svolta nell'indagine - Gli Uffici antifrode dell'Agenzia delle Entrate hanno avuto successivamente un'idea vincente: puntare il faro non più sulle società e sui prestanome, ma su soggetti privi di ruoli all'interno del gruppo, ma presenti nell'abbondante documentazione contabile ed extracontabile sequestrata e affidati in custodia all'Agenzia delle entrate dalla Procura. Mettendo sotto la lente sette soggetti e tra questi Pierino Tulli e il socio Maurizio Ladaga.

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